Marija BUZOV
Ivan Krstitelj Tkalčić kao arheolog.
Str. 197-228.


Sažetak

 

Ivan Krstitelj Tkalčić službovao je kao duhovni pomoćnik u Sisku tijekom pet godina (1862.-1867.). U tom je razdoblju proučavao povijest staro­rimskoga Siska, kako na temelju pisanih knjiga, tako i na temelju arheoloških nalaza koje je on našao i prikupio. O svojim istraživanjima objavio je nekoliko rasprava: “Grad Sisak”, “Crta o bivšoj sisačkoj biskupiji”, “Sisačke starine u pogibelji”, “Rieč o godini Kvirinove smrti” i “Tri nova obretena rimska groba u Sisku”, te je napisao povjesničku pripovijest “Severila ili slika iz progonstva kršćanah u Sisku”. Po navedenim djelima, osobito po ozbiljnosti u raščlambi i zaključivanju, Tkalčić spada među zaslužne i istaknute arheologe naše hrvatske kulturne povijesti.

 

Sommario: Giovanni Battista Tkalčić archeologo.


Tra i protagonisti della storia culturale croata importanti per lo sviluppo dell'archeologia bisogna includere anche Giovanni Battista Tkalčić, un prete che passò cinque anni a Sisak come vicario. Il suo impegno significativo nella grande parrocchia di Santa Croce e l’insegnamento di catechismo nelle scuole locali non gli impedirono di occuparsi delle antichità e di creare una bella collezione numismatica. Il suo soggiorno a Sisak gli permise di comprendere in un modo più chiaro l'immagine della antica Siscia (Sisak). Tkalčić seguì in modo sistematico la letteratura in lingue straniere sulle antichità romane, si occupò di storia romana, studiò la vita domestica e familiare romana, i reperti e monumenti romani di Sisak e lo sviluppo della cultura romana in Croazia.

In un quaderno speciale di dodici fogli, intitolato Musaeum Sisciense seu Collectio monumentorum, nummorum veterum et aliarum historiam Romanorum illustrantium antiquitatum, collectum per Ioannem Tkalčić cooperatorem Sisciensem, Tkalčić annottava e disegnava i monumenti romani trovati a Sisak. Regalò alcune iscrizioni su pietra e mattoni al Museo archeologico di Zagabria, come testimonia l'archivio del Museo (Archivio del Museo archeologico, scatola 10).

Il frutto delle sue ricerche sulle antichità romane di Siscia e sulla vita dei primi cristiani furono una serie di articoli ed il primo romanzo storico croato: Sulla città di Sisak, Note sull'antico vescovado di Sisak, Le antichità di Sisak in pericolo, Una parola sull'anno della morte di Quirino, Tre nuove sepolture romane a Sisak ed il racconto storico Severila, o un'immagine delle persecuzioni dei cristiani a Siscia.

Tkalčić trovava intollerabile la scarsa attenzione per le antichità in Croazia e così nel 1866 pubblicò Severila, con lo scopo principale di attirare l'attenzione del paese sulla conservazione dei monumenti antichi. La premessa al racconto spiega la preparazione di Tkalčić per la stesura del racconto, mentre il racconto stesso rivela la ricca immaginazione e la buona preparazione dell'autore.

Sulla data della fondazione del vescovado di Siscia non esistono dei dati sicuri, anche se la questione è a grandi linee risolta. Nella serie di articoli Note sull'antico vescovado di Sisak Giovanni Battista Tkalčić proponeva “di trovare nei monumenti paleocristiani di Sisak una chiave per la soluzione della questione”, cosciente nello stesso tempo che “tali monumenti paleocristiani non si sono preservati in un grande numero fino ad oggi”. Gli artefatti paleocristiani di Sisak noti a Tkalčić erano una stele con il monogramma di Cristo, eretta da un certo Victorinus in onore de sua moglie, il sarcofago di Severila, la lampada con la croce e forse il monumento di Gaudienzio.

Il numero dei monumenti paleocristiani non cambiò molto dai tempi di Tkalčić, mentre aumenò la mole del materiale archeologico. La lampada con la croce non è più identificabile in quanto nel fondo del Museo archeologico di Zagabria esistono numerose lampade del genere, così come al Museo civico di Sisak. Tkalčić scriveva anche sulla fondazione del vescovado di Sisak, sul martirio del vescovo Quirino e sull’attività degli altri vescovi di Sisak a lui noti.

In particolare bisogna sottolineare che Tkalčić regalò alcuni monumenti di Sisak al Museo nazionale di Zagabria, e ne descrisse diversi in Appendice a Severila, mentre alcune sue trascrizioni furono pubblicate in CIL.

Nella premessa a Severila Tkalčić discute anche la questione della zecca di Siscia. Parla anche della propria collezione, nella quale si trovavano monete del periodo dal secondo triumvirato fino agli imperatori Teodosio ed Arcadio, trovate a Sisak. Tkalčić suppone che Siscia avesse una propria zecca durante il regno dell’imperatore Diocleziano in base alle monete di Diocleziano fabbricate e trovate a Sisak ed alla storia che insegnava che sotto imperatore la Pannonia fu riformata e che lo stesso la visitava volentieri. In base ai ritrovamenti più recenti, oggi sappiamo che la zecca a Siscia fu fondata sotto l'imperatore Galieno (253-268), mentre la sigla SIS sulle monete di detta zecca cominciò ad apparire regolarmente dal periodo di Diocleziano (284-305), fatto sottolineato dallo stesso Tkalčić.

Un’altra questione sollevata da Tkalčić fu anche la fondazione della colonia Siscia. Secondo le sue ricerche la colonia fu fondata dall'imperatore Tiberio, mentre le nuove ricerche rivelano che la città di Siscia diventò una colonia ai tempi dei Flavii - colonia Flavia Siscia (CIL III 3951, 4471), probabilmente durante il regno di Vespasiano (69-79). Vespasiano vi mandò i veterani della flotta ravennate come compenso per aver aderito al suo partito durante la guerra civile dell'anno 69. L’imperatore Settimio Severo (193-211) doveva la propria carriera e la vittoria alle legioni e alle città della Pannonia. Carnuntum e Aquincum furono innalzati al rango di colonia nel 194, mentre la colonia Siscia ebbe il nome di Septimia - CIL III 4193 - Colonia Septimia Siscia Augusta, ovvero Colonia Septimia, già dai tempi di Vespasiano. Tkalčić discusse anche sull’immigrazione dei nuovi abitanti a Siscia.

Della fama di Tkalčić come conoscitore delle antichità di Sisak parla specialmente l’episodio del monumento sepolcrale del trentenne Egnatuleio Florentino, trovato nel 1873 in una casa di proprietà ecclesiastica a Ribnjak (in Zagreb), come racconta Josip Brunšmid. Questo monumento fu regalato dal capitolo arcivescovile zagabriense al Museo nazionale, ma la sua supposta provenienza da Sisak non fu provata da Tkalčić.

Concludendo, riteniamo che sia opportuno parlare di Giovanni Battista Tkalčić come archeologo, in quanto la sua conoscenza della storia e della letteratura dell’epoca furono ad un livello molto alto, come provato dalle sue opere scritte. Nelle sue opere su Sisak e nell'appendice del racconto Severila riportò delle iscrizioni notevoli per la storia e topografia della romana Siscia, e annotò e regalò al Museo nazionale degli importanti reperti. La sua opera è una buona base per nuove ricerche.

Oggi possiamo ritenerci fortunati che a Sisak soggiornò un personaggio di tale rilievo le cui opere sono alle basi della conoscenza dell’antica Siscia. Purtroppo il suo soggiorno in città ebbe una durata limitata, che gli impedì di riportare altri dati preziosi su questa importante e speciale città.

 

(Objavljeno u zborniku  „Život i djela Ivana Krstitelja Tkalčića“, 2006.)